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lunedì 16 luglio 2012
mercoledì 27 giugno 2012
venerdì 8 giugno 2012
InTeRvIsTa Al PrEsIdE R. MaSiAnI
Ho avuto il grande piacere di
ottenere un incontro con il preside della nostra
facoltà Renato Masiani per proporgli di diventare un ipotetico partner al mio
progetto. Dopo avergli mostrato e
raccontato come era nato “Architettonicamente”, la prima domanda che ho posto era
una sua opinione sul progetto, se aveva dei suggerimenti e se secondo lui avevo
dimenticato qualcosa. Il preside si è mostrato abbastanza soddisfatto del
progetto ma mi ha proposto di pensare a degli alloggi non solo dedicati agli
studenti ma anche ai professori, agli studenti stranieri, alle
delegazioni…insomma una sorta di residence! Il secondo punto da lui
affrontato è stato quello inerente agli spazi dedicati a stampe, plottaggi,
copisteria, indispensabili agli studenti di architettura. Infatti anche la
nostra facoltà ha provveduto a crearne uno, nella sede di Gianturco, destinato
proprio a queste funzioni. Infatti questo servizio, Dott. Plot, si è dimostrato
davvero indispensabile per noi studenti!! Un altro suggerimento del
preside riguardava la vendita di riviste di architettura all’interno
dell’edificio; questo risulterebbe molto utile agli studenti ma anche ai
cittadini del quartiere che magari, una volta incuriositi da questo mondo,
potrebbero interessarsi di progetti di architettura, urbanistica e design. Inoltre ho chiesto al preside
qualcosa riguardo al numero di alloggi; mi interessava sapere se dovevo
prevederne un certo numero prefissato o se potevo essere libera nella scelta.
La risposta è ricaduta sulla seconda opzione anche perché, realizzare alloggi
per tutti gli studenti fuori sede risulterebbe davvero complicato. Infatti il
preside mi ha mostrato dei dati statistici del 2008-2009 in cui risultava che
su 10000 studenti iscritti alla Sapienza, circa il 14% proveniva dalla regione
Lazio ed il 18% dall’estero. Da questo risulta chiaro che prevedere alloggi per
tutti gli studenti fuori sede sarebbe, per usare un blando eufemismo, un
tantino difficile. Piuttosto risulterebbe molto utile prevedere laboratori e
corsi di modellazione 3D.
Per quanto riguarda invece il
servizio della mensa, mi interessava molto sapere dal preside come mai noi non abbiamo
questo servizio così importante. La risposta mi ha molto sorpreso, infatti
grazie a questo colloquio sono venuta a sapere che, in realtà, sono circa tre
anni che la nostra facoltà sta cercando provvedere a questo servizio. Già
esiste un progetto, previsto per uno spazio situato a Piazzale della Marina
promosso dalla ditta DISU. Ma per una serie di eventi e per mancanza di fondi,
questo progetto non è ancora riuscito a prender vita e probabilmente la sua
realizzazione avverrà fra molti anni. Con questa piacevole chiacchierata
ho capito che molti spazi da me pensati in realtà sarebbero davvero molto utili
e tra l’altro già ci si era mossi per realizzarli.In conclusione, posso dire che questo colloquio è stato sicuramente molto
fruttuoso nonché gradevole. Per cui ringrazio vivamente Renato Masiani per la gentile disponibilità.
lunedì 4 giugno 2012
lunedì 21 maggio 2012
InTeRvIsTa AlL'aRcHiTeTtO RoSeTtA AnGeLiNi
Rosetta Angelini, architetto, esperta di progettazione
paesaggistica, concentra il suo lavoro sulla percezione del territorio quale
elemento vivo in continua evoluzione. In questo ambito ha partecipato a diversi
concorsi di progettazione e alle relative pubblicazioni (Il giardino degli
Innamorati, Merano, L'Isola dei Platani, Bellaria, Urban Eyrie, London). Ha
conseguito il primo premio nel concorso Sky Office sulla personalizzazione,
programmabilità e riconfigurabilità degli spazi di lavoro e una Menzione in
Europan 8 con una proposta nell'area della bonifica di Ostia Antica che
approfondisce la proposta di un campus per lo studio del Delta del Tevere
presentata nella sua Tesi di laurea del 2004. Ha indagato il rapporto tra
natura e architettura interattiva anche con il progetto E-Metro e collaborato
all'allestimento della mostra "Script -Terragni futuro" nella
edizione della mostra Spot on schools a Firenze del 2005. Titolo della tesi di
laurea "Un Campus nella Bonifica di Ostia Antica. Sistemi interattivi e
nuove tecnologie per lo studio dell'ambiente". Relatore Prof. Antonino
Saggio.
Ha progettato e realizzato il centro diurno per ragazzi
minorenni “Civico Zero”, facente parte di Save the Children Italia. Il centro
accoglie al suo interno tutta una serie di attività che vanno dall'accoglienza,
all'amministrazione, ai laboratori creativi e alle attività di servizio e
ludico-ricreative.
Inoltre ha realizzato La Galleria di Architettura "come
se", uno spazio che nasce per mostre di architettura, design ed eventi
multidisciplinari; è quindi uno spazio flessibile, in continuo movimento. ,
dove vita, architettura, arte e cultura si fondono continuamente. " come
se" e' uno spazio interconnesso, sempre in movimento, unico nel suo
genere, vivo ed organico in cui il fruitore e' artefice del suo spazio.
"come se" oltre all'area espositiva ospita uno studio di architettura
impegnato nella progettazione e nel design ed una piacevole
"cold-kitchen" dove tra un drink e un caffe', e' possibile scambiare
idee con diversi interlocutori.
address: via dei Bruzi,
4/6 | 00185 Roma
phone: +39 06 44.36.02.48
phone: +39 06 44.36.02.48
INTERVISTA ALL’ARCHITETTO ROSETTA ANGELINI
G: Come dovrebbe essere, per lei, una galleria di
architettura?
R.A.: Per quella che è stata la mia esperienza, con la galleria
di architettura “Come se” ritengo che uno spazio museale di questo tipo debba
possedere un forte carattere architettonico, non solo a livello formale ma
anche per quanto riguarda la scelta dei materiali e dei dettagli. Molto
importante è il concetto di fluidità, di flessibilità, di continuità degli
spazi.
L’idea era quella di avere uno spazio che fosse separato ma
mai completamente diviso, fatta eccezione per gli spazi di servizio che
necessariamente devono essere separati. Ho realizzato, in corrispondenza di un
pilastro posto quasi al centro dello spazio, una mandorla che filtra la zona
dei servizi igienici, dei locali tecnici e dei laboratori ma per il resto lo
spazio non risulta mai diviso e separato, c’è sempre una continua fluidità che
per me era molto importante ottenere. Anche i locali tecnici sono collegati tra
loro in modo continuo e questo mi permette di spostarmi ed organizzare eventi
senza necessariamente passare nello spazio dedicato alle mostre. Questo sistema
quindi risulta essere molto funzionale, in pratica è una macchina. Ma questa
mandorla in realtà è il frutto di una grossa crisi che ho avuto ma che poi si è
rivelata un’opportunità progettuale. Per cui io suggerisco sempre, prima di
eliminare un elemento di crisi, di pensarci bene perché invece potrebbe
diventare un’opportunità come è stato per me. In questo caso vi era un pilastro
che ho deciso di far diventare un elemento su cui lavorare (piuttosto che
eliminarlo) realizzando questa mandorla in cui ho ricavato degli spazi per me
utilissimi come il guardaroba e uno spazio per riporre gli strumenti per le
pulizie con anche una doccia. Questa mi permette, insieme ad un soppalco che ho
progettato sul mio studio, di poter trascorrere, se necessario, anche la notte
nella galleria che risulta essere una mixitè di funzioni. La mandorla è
l’elemento che crea dinamismo all’interno della galleria. Inizialmente, per
quanto riguarda la realizzazione della galleria, avevo pensato a dei dislivelli
che però non si adattavano bene al mio progetto dato che una scelta del genere
avrebbe comportato la necessità di realizzare rampe per disabili non idonee
alla metratura che avevo a disposizione.
Nello spazio che avevo per realizzare il mio progetto, vi era una
pendenza naturale, un dislivello di circa 20-25 cm che si percepisce camminando
all’interno della galleria, che anche se minimale, è importante per il discorso
della continuità e della fluidità dato che accentua il percorso del
camminamento.
Quello che tengo a sottolineare è l’importanza della scelta
di un tema progettuale che, nel caso della galleria “Come se” ho identificato
nelle “linee spezzate”. Queste linee spezzate si ritrovano nel controsoffitto,
ma io le ho poi mantenute in tutto il progetto e questo ha contribuito a dare
ancora di più un carattere architettonico al progetto. Quindi dal momento in
cui tu trovi un elemento caratterizzante, quello più viene ripetuto, anche se
con modalità diverse, e più quello fa sistema in tutto il progetto. Anche per
quanto riguarda l’arredamento, ho tenuto molto a mantenere il tema di queste
linee spezzate, realizzando io stessa la maggior parte degli arredi che così
risultano essere side-specific, pensati apposta per quell’ambiente.
G: Si infatti anche io, nel mio programma, avevo previsto
degli arredi realizzati proprio dagli studenti di architettura e di design che
potevano poi anche essere messi in vendita.
R.A.: Certo infatti più uno spazio è caratterizzato e più
qualsiasi cosa vi entra dentro deve in qualche modo dialogare con lo spazio
altrimenti risulta estraneo. E questo vale anche per le mostre, soprattutto di
architettura, che prendono fortemente in considerazione lo spazio, quindi gli allestimenti
che sono realizzati sono side-specific perché non si sta lavorando dentro una
scatola vuota, uno spazio neutro col quale non c’è bisogno di dialogare, ma si
tratta di uno spazio fortemente caratterizzato.
G: Quindi c’è sempre una sorta di selezione per quanto
riguarda la mostre che vengono ospitate nella galleria?
R.A.: Questo viene da sé, nel senso che tu vuoi esaltare il tuo
lavoro entrando in sintonia con lo spazio in cui ti trovi; più tu ne comprendi
l’essenza e ci entri quindi in sintonia, e più il tuo lavoro sarà esaltato. Per
cui tutti gli studi di architettura che con me hanno fatto delle mostre sono
riusciti a fare questo lavoro ed in questa maniera hanno esaltato sia il loro
lavoro sia il mio spazio; è una cosa reciproca. Ad esempio la mostra di
Tstudio. Loro hanno realizzato un allestimento talmente in sintonia con lo
spazio che io ho deciso di mantenerlo proprio come elemento architettonico
della galleria, molto funzionale. Poi io lo ho tolto e ne ho realizzato un
altro che mi serviva ma sempre pensato sulla base di quello: si tratta di un
cordolo che corre lungo tutta la galleria che non nasce con questa ma sembra
fatto ad hoc. Tstudio aveva esposto lavori in bianco e nero che ben si
adattavano alla galleria; ma anche il loro modo di progettare è molto dinamico,
con linee spezzate.
Diverso è invece il rapporto con gli artisti che sono molto
concentrati sul loro lavoro e che però non hanno questo livello di comprensione
nel capire invece quanto sia importante che loro si relazionino col contesto e
con lo spazio e quanto questo sarebbe per loro un’opportunità di crescita
artistica.
G: Vi è un rapporto tra la galleria e gli studenti?
R.A.: Vi è un rapporto molto stretto, grazie anche alla
presenza del prof. Saggio. spesso i luoghi istituzionali non consentono di
organizzare determinate attività come workshop. Potresti quindi creare una
struttura parallela in cui poter inserire queste attività più strumentali. E’
molto importante avere un programma dei giovani che possono incentivare le
mostre, gli eventi e le conferenze.
G: E a livello spaziale? Come è organizzato?
R.A.: Per quanto riguarda il mio spazio, questo risulta essere
molto semplice ma vi ho inserito degli elementi mobili, dei cuscini, nascosti
all’interno del cordolo a mò di cassapanca, che se ruotati diventano dei divani
oppure dei tavoli che sono componibili, utilissimi per quando si organizzano
workshop.
G: Cosa ne pensa dell’idea di tenere dei corsi di
modellazione all’interno di questi spazi?
R.A.: Trovo che sia un’ottima idea, anche nella mia galleria
sono stati organizzati dei corsi di modellazione per studenti.
G: Cosa ne pensa degli spazi da me previsti? Me ne
suggerirebbe degli altri?
R.A.: Dovresti assolutamente prevedere degli spazi di deposito.
Sono fondamentali. Ad esempio, quando organizzo della conferenze, mi occorrono
circa 40-50 sedie che utilizzo solo quando mi occorrono; anche riallacciandomi
al discorso precedente dei workshop, in quel caso mi occorrono circa 20 tavoli
e quindi ho bisogno proprio di spazi per contenere questi arredi temporanei nel
momento in cui non vengono utilizzati.
G: E per quanto riguarda gli impianti?
R.A.: Per la mia galleria ho previsto un sistema elettrico
implementabile (prese elettriche, aree per videoproiezioni, controsoffitto per
nascondere i fili, areatori…). E’ importantissimo per questo l’utilizzo del
controsoffitto in quanto nasconde tutti i cavi degli impianti e gli impianti di
areazione; la parte impiantistica è fondamentale. Credo sia importante anche
avere una sorta di ferramenta, laboratori di falegnameria anche per i plastici.
G: Nella galleria è previsto anche uno spazio per la
gastronomia?
R.A.: Certo. La gastronomia è un elemento fondamentale, che
unifica un po’ tutto e tutti i mondi; è quell’elemento che racchiude anche i
non addetti ai lavori e magari una persona viene e tramite la gastronomia si
avvicina all’architettura. Anche per quanto riguarda l’aspetto della
gastronomia c’è tutto un discorso particolare; noi ad esempio proponiamo una
gastronomia biodinamica e biologica, all’interno della galleria abbiamo anche
una sede della GAS (Gruppo di Gastronomia Solidale). Io credo che tu debba
mantenere un livello di permeabilità abbastanza flessibile perché
l’architettura è una sorta di nicchia per molte persone quindi bisogna farle
avvicinare con degli escamotage e la gastronomia permette di far ruotare
intorno al tuo spazio un tipo di pubblico molto più eterogeneo altrimenti
rischi di chiuderti un po’ troppo, col rischio che diventi un mondo a sé. Per
questo io prevederei delle cooperazioni
con i comitati di cittadini per pensare di realizzare insieme, ad
esempio, un arredo urbano. Quindi pensa molto a come coinvolgere anche gli
abitanti del quartiere ricercando dei momenti di forte collaborazione, per non
creare un’isola in un contesto estraneo. In questo modo, invece, avrai uno
spazio poroso. Ad esempio io mi sono inventata una sfilata di moda creando
degli abiti in stile contemporaneo riprendendo ad esempio le linee di Zaha
Hadid. Bisogna trovare delle chiavi di lettura per tutti.
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